Polittico di San Domenico

polittico

Il polittico è l'opera più ricca e articolata dell'attività giovanile del Lotto e si configura come sintesi visiva di un percorso formativo complesso e ricco di rimandi culturali. Realizzato nel 1508 per conto dei PP. Domenicani di Recanati, con il contributo economico del Comune e della Confraternita di S. Lucia, era munito in origine anche di una predella, poi smembrata e dispersa. Le figure dei santi attorno al trono della Vergine, poste all'interno di uno spazio architettonico-prospettico di ascendenza bramantesca, sono rischiarate da una luce radente, fredda e cristallina che mette in risalto il plasticismo antonelliano delle figure colte in confidenziale colloquio e comunione spirituale tra loro.

L'Ordine Domenicano vi è rappresentato attraverso i suoi santi più significativi, accostati ai patroni celesti della città di Recanati, Vito e Flaviano. L'ombra di una picca attraversa il pannello centrale e punta direttamente verso S. Domenico sul quale si concentra l'attenzione dei presenti. Il tema del dipinto ha una forte valenze localistica conseguente alla decisione di Giulio II di togliere a Recanati la giurisdizione sul Santuario di Loreto (1507).

La consegna dello scapolare a S. Domenico appare come un'investitura per simboleggiarne la restituzione, un'impresa che sembra angosciare il Bambino, imbronciato fin quasi alle lacrime, la Madonna e l'Angelo accomunati dalla piega amara delle labbra, l'angioletto con il ribechino che richiama spaventato l'attenzione del compagno che risulta seduto sopra un libro chiuso, il libro della legge e del diritto momentaneamente accantonato. L'artista si fa interprete e portavoce della preoccupazione della comunità recanatese per un atto papale le cui conseguenze, nefaste per la città, sono condivise dalle gerarchie celesti.

 

Deposizione di L. LottoPredella Polittico S. Domenico, L. Lotto.

Nella cimasa una toccante Pietà dalla forte tensione drammatica, manifesta accenti düreriani. La figura del Cristo, pur nell'abbandono della morte, emana tuttavia una forza ed un'energia solo momentaneamente sospesa. Il dramma non sta in quel corpo dalla muscolatura tesa, dalle vene gonfie e turgide, ma è riconosciuto nell'umanissima disperazione dei presenti. E' attonito lo sguardo di Giuseppe d'Arimatea; incredula la Maddalena che sostiene inutilmente il braccio inanimato del Maestro; una maschera di rughe e di pianto il volto occultato di Maria; interrogativo, finanche, lo sguardo dell'angelo.

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