Sezione archeologica

IL PERIODO NEOLITICO ED ENEOLITICO

scavo di una tomba

Il territorio di Recanati risulta frequentato a partire dal Paleolitico superiore, come dimostrano i rinvenimenti di manufatti litici nell’area dell’ex cava Kock, ma anche nel Neolitico (IV millennio a.C.) e, soprattutto, durante l’Eneolitico (età del Rame – III millennio a.C.). In quest’epoca fiorirono le comunità preistoriche che riservavano una cura particola ai loro defunti, con la realizzazione di necropoli separate dai villaggi e con complessi riti funerari.

Nel maggio 1940, durante i lavori di estrazione dell’argilla per la fornace di laterizi, emersero lungo la valle del fiume Potenza sette tombe ad inumazione con scheletri in posizione rannicchiata su un fianco e corredi composti prevalentemente di recipienti di ceramica e punte di freccia in selce. Questo materiale si trova abbondantemente lungo i corsi d’acqua sotto forma di ciottoli più o meno grandi ed è una roccia facile da lavorare attraverso la scheggiatura, ma anche estremamente dura, resistente e tagliente. Infatti, è stato il materiale preferito per la fabbricazione degli utensili per la caccia e le altre varie attività durante tutto l’arco della Preistoria. Dalla fine del Paleolitico inferiore fu introdotta la lancia, un’asta di legno con una punta di selce fissata all’estremità.

tomba a grotticellaDa allora, gli scavi sistematici degli anni ‘70, ‘80 e ‘90 hanno accertato la presenza di due insediamenti preistorici adiacenti (un vasto insediamento neolitico ed un abitato eneolitico) ed una serie di sepolture eneolitiche (una tomba isolata e una necropoli di 20 tombe).

La necropoli dell'età del rame di Fontenoce di Recanati è la più antica conosciuta nelle Marche e una delle prime in Italia: era costituita da tombe scavate al di sotto del livello del suolo definite dagli archeologi "a grotticella artificiale” cioè formata da un pozzetto che dava l’accesso ad una cella funeraria.

Gli oggetti di corredo che accompagnavano i defunti avevano un loro significato preciso. I recipienti in ceramica in genere sono di due tipi: il vaso "a fiasco" o la brocca askoide, entrambi recipienti per contenere i liquidi, e la scodella il comune recipiente per bere o per mangiare. Essi assumono un evidente significato simbolico legato alla concezione della sopravvivenza del corpo e della prosecuzione della vita dopo la morte garantita dall'acqua e dal cibo. In questa zona potrebbero essere giunti gruppi orientali portatori di un nuovo rituale funerario e di nuove tipologie vascolari, come i vasi a fiasco e le brocche askoidi con orlo obliquo, che caratterizzano le sepolture della necropoli di Fontenoce/area Guzzini. Uno dei possibili approdi di gruppi etnici provenienti dall’ambito egeo-balcanico potrebbe essere stata la foce del fiume Potenza.

Un dato interessante della necropoli di Fontenoce è la presenza di un gran numero di bambini, anche neonati, e di fanciulli, cosa che non avviene nelle altre necropoli eneolitiche italiane. Ad uno dei bambini più piccoli di soli 2-3 anni è stato riservato un rituale privilegiato, il sacrificio del cane, deposto nella medesima tomba per accompagnare il piccolo defunto nella sua vita dopo la morte.

 

LA CIVILTA’ PICENA

vaso askoideAnche la civiltà Picena, risalente al IX secolo a.C., ha lasciato tracce rilevanti nel territorio recanatese, in particolare riferibili al VII secolo a.C., il periodo di maggior sviluppo commerciale e demografico. A questa popolazione appartengono le tracce di ceramica attica a vernice nera ritrovate in località Le Grazie e corredi funerari con ornamenti e armi.

NNella necropoli picena, malgrado le distruzioni subite a causa dell’edilizia, si sono ritrovate un totale 48 di tombe che offrono lo spunto per un’ipotesi di ricostruzione dell’organizzazione sociale della comunità. La distanza delle fosse e la loro ampiezza consentono di parlare di una comunità forse non molto numerosa, che disponeva di larghi spazi sociali.

I corredi funebri rispecchiano il ruolo sociale che l'individuo aveva avuto in vita ed i suoi rapporti con il resto della comunità e riflettono una società legata ad un'economia di sussistenza basata sull'agricoltura, sull'allevamento e la pastorizia. I defunti erano generalmente posti in una semplice fossa rettangolare delle dimensioni medie di 2 x 1. Alcuni reperti riguardanti il periodo neolitico, eneolitico e della civiltà picena sono raccolti presso la nostra area archeologica. sepoltura con corredo tombale

La tomba 10 della necropoli di Fonti San Lorenzo e le tombe 4 e 13 di Villa Teresa risalenti alla fine del VI o alla prima metà del V sec. a.C. appartengono a capi guerrieri. Sono riconoscibili dal ricco armamentario (lo spadone a scimitarra e due lance) e anche dalla presenza degli spiedi per la cottura delle carni, segno di distinzione sociale e ricchezza. Ai piedi dei defunti è stato deposto un piatto votivo in segno di offerta.

I defunti avevano il corpo avvolto in un lenzuolo funebre o in un mantello tenuto legato da fibule di bronzo e di ferro rinvenute sul posto. Segno di distinzione in queste tombe anche il loculo scavato in un angolo della tomba, contenente la grande olla rituale per il vino affiancata dalle coppe che servivano per bere intorno al defunto al termine del banchetto, secondo un preciso rituale funebre.

La tomba 5 della necropoli di Fonti S. Lorenzo apparteneva ad un fanciullo di 5-9 anni, di ceto aristocratico, come intenzionalmente indicato dalla presenza di una punta di lancia in ferro, certamente mai utilizzata dal defunto. Il corredo è composto da una serie di fibule poste a chiudere il mantello funebre, da una bulla bivalve (una sorta di capsula contenente un amuleto) e caratterizzato da un ricco corredo ceramico.

La tomba 2 di Fonti San Lorenzo contiene il corpo di una giovinetta di 8-13 anni, deposta distesa in una fossa rettangolare, accompagnata da vari oggetti d'ornamento personale. La giovane defunta era in origine avvolta nel lenzuolo funebre chiuso sulle spalle da fibule che sorreggevano pendagli costituiti da catenelle alle quali erano appese perle di pasta vitrea e ciondoli d'ambra, d'osso, ferro e bronzo. Particolarmente interessante il pendaglio di pasta vitrea a forma di testa d'ariete. L'Ariete era ritenuto un animale sacro da tutti i popoli antichi e rappresenta la costellazione legata all'equinozio di primavera, che segna il passaggio dall'inverno alla primavera, dal buio alla luce. Il periodo equinoziale di primavera è strettamente legato ai culti di fecondità e fertilità che sin dalle origini della storia e preistoria umana, hanno scandito i tempi sacri per assicurarsi la vita, il cibo, la prosperità. L'Ariete in tal senso diventa il simbolo della rinascita della vita e di fecondità.

Fonte: www.marche.beniculturali.it

 

 

 

 

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